STORIA DEL SOVRANO ORDINE DEGLI OSPEDALIERI DI SAN GIOVANNI
DI GERUSALEMME O.S.J. CAVALIERI DI MALTA

CAPITOLO  I e II
DALLA FONDAZIONE A MALTA

Nell’XI secolo alcuni Cavalieri Amalfitani, desiderosi di avere in Oriente una loro Chiesa regionale, stipularono un accordo con il Califfo fatimita d’Egitto e costituirono in Gerusalemme la Chiesa di Santa Maria Latina sotto la regola di Sant’Agostino.
Una famiglia comitale amalfitana, trapiantata a Costantinopoli, i De Comitis, padre e figlio, Mauro e Pantaleone, fondarono un’ Hospitale in Gerusalemme contiguo al Monastero amalfitano di Santa Maria Latina.
L’Hospitale era di dimensioni ragguardevoli, sostenuto da 64 pilastri e l24 colonne e capace di ben 1200 posti letto. Al suo interno, l’importante chiesa dedicata a San Giovanni Battista, dalla quale l’ospedale stesso prese il nome.
Gli addetti al servizio dei malati si diedero ben presto un’organizzazione monastica, della quale fu primo responsabile – istitutor ac prepositus – sancisce la Bolla di Pasquale II del 1113, un Gerardus, un sant’uomo, peraltro anch’egli laico. Amalfitano di Scala e membro della famiglia De Saxo appartenente all’aristocrazia locale.
Dopo la conquista di Gerusalemme, gli incoraggiamenti e il sostegno di Goffredo di Buglione, le offerte che affluirono accrebbero ben presto, e in misura considerevole, l’ospizio di Gerardo che, fin d’allora, diede ai suoi adepti una regola (Sant’Agostino) ed abito nuovi.
Egli fu dunque il vero fondatore degli Ospitalieri,che all’epoca  questi non fossero ancora militarizzati.
Alla morte di Gerardo il suo successore, Raimondo di Puy, aggiunse ai tre voti ordinari quello di difendere la Terra Santa con le armi in pugno . In questo momento della loro storia, gli Ospitalieri presero il nome di “Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme” .
Il loro sviluppo fu tale che ben presto li si divise in “lingue” . Il ruolo eminente che essi svolsero nella difesa dei Luoghi Santi, la loro funzione presso i Re di Gerusalemme, l’influenza che essi esercitarono nella politica del regno, il loro atteggiamento nei confronti dei musulmani, le costruzioni militari di cui essi si assunsero la manutenzione e la difesa sono, quasi sotto tutti gli aspetti, analoghi a quelli dei Cavalieri del Tempio.
Se essi si opposero talvolta gli uni agli altri, ciò accadeva poiché si rassomigliavano troppo ed ognuno poneva il proprio Ordine al di sopra di ogni altra potenza.
Come insegna i Cavalieri di San Giovanni adottarono la croce amalfitana ad otto punte, che oltre a ricordare le loro origini, simbolizza le otto beatitudini della fede. Lo stendardo è rosso, la croce bianca, i loro mantelli sono neri. Ben presto gli Arabi, dopo averne conosciuto l’impeto in battaglia li chiameranno con reverenziale timore, gli “uomini neri” così come chiameranno i Templari “diavoli bianchi ” .
Non v’è impresa cristiana che non veda gli ospitalieri (ed i templari) in prima fila. Ed è significativo che perfino il Saladino, avversario generoso e leale, nel fare grazia della vita ai cristiani catturati sul campo, poneva come condizione che non si trattasse di ospitalieri o templari. Ne diede una crudele prova ad Hattin, dopo la disastrosa sconfitta crociata del 1187, facendone impalare o trucidare in altro modo atroce oltre duecento.
Dopo epiche vittorie, il 1187 è l’anno tragico della caduta di Gerusalemme. Gli ospitalieri si sacrificheranno in massa per difenderne le mura. Gerusalemme verrà ripresa, poi definitivamente perduta nel 1244.
Restano da difendere i principati latini d’oltremare: il principato di Antiochia, di Tiro e di Edessa, la Contea di Tripoli, Giaffa ed il prezioso approdo di San Giovanni d’Acri.
Ospedalieri Templari e Teutonici presidiano la smisurata frontiera resistendo alla morsa musulmana con sanguinose sortite da munitissimi castelli. Nel 1271 la più leggendaria di queste fortezze, l’immenso Krak dei Cavalieri cade. La sua perdita e lo sterminio dell’intera guarnigione ospitaliera seminano il panico nell’intera cristianità .
A 20 anni dal disastro del Krak la tragedia cristiana in Terrasanta può dirsi conclusa. Poche centinaia di Ospitalieri, Templari e Teutonici appoggiati da forze genovesi si arroccano ad Acri per permettere alla popolazione di imbarcarsi per l ‘Europa.
La caduta di San Giovanni d’Acri non colse di sorpresa i Cavalieri di San Giovanni, i grandi beni che essi avevano acquistato a Cipro permisero loro di insediarsi in questa isola e di continuare la lotta contro gli infedeli.
Nel 1309, essi si impadronirono dell’Isola di Rodi, dove rimasero fino al 1522, con il nome di “Cavalieri di Rodi”.
Avvalendosi poi della consulenza di esperti navigatori genovesi, approntano una flotta di agili galere con le quali si impossessano di Lero, Cos, Nisiro, Calchi, Limosa, Castelrosso e numerosissime altre  isole dell’Egeo.
L’Ordine può a tutti gli effetti considerarsi, questa fase della sua storia, una repubblica marinara aristocratica (per essere accolti tra i cavalieri sono richiesti i quattro quarti di nobiltà, in certi casi i dodici quarti) , su modello genovese o veneziano. Con una connotazione multinazionale in più, poiché riunisce gentiluomini provenienti da ogni paese dell’Occidente cristiano, raggruppati in otto capitoli denominati “Lingue”: Italiano, francese, inglese, tedesco, castigliano, portoghese, aragonese, provenzale.
Anche Rodi però è destinata a cadere. Si conosce l’eroica difesa del loro Gran Maestro Villiers de l’Isle-Adam, contro i turchi.
Cacciati da Rodi, essi diventeranno erranti, fino a quando l’Imperatore Carlo V concesse loro l’isola di Malta (1530) , che essi trasformarono in una imprendibile fortezza, adottando il nome di “Cavalieri di Malta”.

CAPITOLO III – “I CAVALIERI DI MALTA”
DAL 1530 A.D. FINO AI NOSTRI TEMPI.

Nel 1530 l’Imperatore del Sacro Impero Romano, Carlo V, governatore di Austria, Spagna, Sicilia e vari altri territori d’Europa concesse all’Ordine l’isola di Malta con la condizione che i Cavalieri assumessero la difesa di Tripoli nel Nord Africa. Carlo V mantenne anche il diritto di nominare il vescovo di Malta, nonostante il Gran Maestro esercitasse poteri sovrani su tutta l’isola. Fu lì che l’Ordine raggiunse la sua più grande ricchezza e splendore.
Il Gran Maestro Philip de L’Isle Adam, l’eroe di Rodi, e i suoi Cavalieri arrivarono al porto di Malta nell’autunno del 1530. La loro flotta era guidata dalla potente “S. Anna”, sotto il comando del Priore d’Inghilterra, Sir William Weston. Il “St. Anna” era la prima nave corazzata documentata nella storia. La nave stava pesantemente armata con cinquanta cannoni di grandi dimensioni e molti pezzi più piccoli, trasportava tre coffe di combattimento montate con artiglieria leggera, e disponeva di un arsenale capace di rifornire 500 uomini. Inoltre, poteva portare provviste sufficienti per stare sei mesi in mare, ed era equipaggiata con mulini manuali, e forni per la cottura del pane fresco. A quel tempo, il “S. Anna” doveva essere uno spettacolo impressionante, ma le galee più leggere e più maneggevoli erano probabilmente di maggior valore nelle battaglie navali.
In quegli anni l’isola di Malta era molto diversa da quello che è ora. Si è detto che era una piccola isola niente più che una roccia sterile, dove circa 12.000 abitanti, che parlavano qualche tipo di lingua moresca, con fatica riuscivano a guadagnarsi una vita miserabile su questa terra nuda. Inoltre, si trovavano costantemente esposti alle incursioni dei corsari barbareschi. L’isola di Malta costituiva un contrasto desolante in confronto alle attrattive colline e le fertili vallate dell’Isola di Rodi.
Il Gran Maestro insistette saggiamente che la protezione dell’isola era di primaria e assoluta importanza. L’Impero Ottomano era ancora in espansione verso l’ovest e Suliman non vedeva probabilmente di buon occhio questa nuova base, dalla quale i cristiani potrebbero minacciare le sue comunicazioni per mare. Gli Ospedalieri decisero, pertanto, di fortificare il porto sulla costa nordest. Questo litorale stava diviso in due parti dal promontorio del Monte Sceberras sulla quale fu costruita più tardi la città di Valletta.
Il XVI° secolo L’Ordine  arruola altri tre membri di questa cospicua Principesca Casa dei Petrucci di Siena. Il primo ad apparire negli Annali degli Ospedalieri fu Fra Eustachio nel 1528, che servì sotto il Gran Magistero di de l’Isle Adam. Pochi mesi dopo la morte di questo Gran Maestro famoso, avvenuta il 21 agosto 1534, con lo scisma del Re Enrico VIII, la lingua inglese cessò d’esistere. Fu sostituita con la nuova denominazione di lingua anglo-bavarese.
Nel 1551 una forza di spedizione ottomana che andava a assediare Tripoli tentò di prendere Malta di sorpresa. Gli ottomani furono respinti dopo un breve combattimento. Tuttavia, Tripoli fu conquistata ed era inevitabile che anche Malta diventasse ben presto il principale oggetto di attacco. Tutte le opere di fortificazione, già iniziate, furono conseguentemente portate avanti senza sosta, fino al 1565, anno dell’assedio.
Nel frattempo, la flotta dell’Ordine, sebbene ridotta di numero, riprese il compito di proteggere i commercianti, ma tenendosi sempre in allerta per respingere le incursioni dei corsari che provenivano dalla Costa dei Barbari del Nord Africa. Fu in scontri navali come quelli, che uno dei personaggi più audaci in tutta la storia dell’Ordine, guadagnò la sua grande reputazione. Era un francese della regione basca, Mathurin de Lescut meglio conosciuto come Romegas. Dopo molti anni di servizio straordinario, questo temibile capitano di mare divenne Generale delle Galee. Le tattiche di Romegas erano quelle di attaccare e combattere le navi di guerra ottomane. Le sue squadre di abbordaggio erano così aggressive, e assalivano con tanta abilità e audacia che si diceva che avessero delle vite stregate. In diverse occasioni le navi ottomane di grande proporzione, di dimensioni e armamento superiori, scelsero di arrendersi, piuttosto che impegnarsi in un combattimento faccia a faccia con Romegas e i suoi uomini.
Forse il suo combattimento più coraggioso accadde nel 1564, l’anno prima dell’assedio, quando riuscì a catturare il galeone più grande della flotta ottomana, la “Sultana”. Il galeone era armato con venti cannoni pesanti e trasportava un numeroso corpo di Giannizzeri, i migliori soldati dell’esercito del Sultano. Inoltre, questo grande galeone trasportava un ricco tesoro per le signore del “Serraglio” e si disse che la sua perdita fu la provocazione finale che spinse Suliman ad assediare Malta l’anno successivo.
Nei suoi ultimi anni, quando la minaccia ottomana era cessata, Romegas ricoprì diverse alte cariche nell’Ordine. Fu Luogotenente Gran Maestro nel corso della malattia del Gran Maestro Giovanni l’Eveque de la Cassiere e come conseguenza di vari intrighi fu finalmente convinto, contro il proprio giudizio migliore, a pretendere il Gran Magistero. Ciò lo portò alla sua caduta. Il Papa intervenne e Romegas, rimasto sempre più un marinaio che un cortigiano cadde in disgrazia e pochi giorni dopo morì. Jean l’Eveque de la Cassière, memore dei servizi notevoli che il vecchio guerriero aveva reso in passato, ordinò di onorarlo con un funerale grandioso al quale lui partecipò personalmente.
Nella primavera del 1565 Solimano il Magnifico, il Conquistatore di Rodi, ormai vecchio, decise che doveva espellere gli Ospedalieri dalla loro roccaforte della nuova isola. Iniziò così l’ultimo dei grandi assedi nella storia dell’Ordine. Le forze ottomane questa volta, sebbene fossero molto superiori ai difensori, non erano così enormi come nell’attacco finale a Rodi. Le loro forze erano composte da circa 500 navi e un esercito di terra di circa 50.000 uomini sostenuti da numerosi cannoni e diverse macchine d’assedio.
I difensori erano 541 Cavalieri, di cui circa 150 di lingua italiana, 6.000 miliziani maltesi e 3.000 altre truppe tra cui 2.000 italiani e un corpo di fanteria spagnola con uomini scelti. A quel tempo, il Gran Maestro era Giovanni de La Valette. Egli fu l’ultimo e forse il più grande degli eroi militari dell’Ordine. Il Gran Maestro aveva 71 anni di età, e con l’insieme di energie di combattimento di un giovane e la saggezza e l’esperienza proprie della sua età, gli Ospedalieri furono fortunati ad avere lui come guida in questa terribile prova. Era il principale punto di forza dell’isola di Malta e la sua sicurezza dipendeva totalmente dalle sue buone condizioni.
Gli ottomani concentrarono prima il loro attacco nel Forte Sant’Elmo, all’estremità più lontana del Monte Sceberras. Da questo forte si controllavano entrambi i bracci del porto e finché non l’avevano sotto il loro controllo, non potevano utilizzare in sicurezza il braccio occidentale come ancoraggio per le loro navi. Il Borgo, la città principale dei Cavalieri all’epoca, giaceva sul lato orientale del porto di fronte al promontorio di Sceberras che stava massicciamente fortificato e protetto dal Forte Sant’Angelo. Il braccio orientale, attualmente conosciuto come Grand Harbour Marina, era quindi esposto al fuoco da entrambi i lati e risultava inutile ogni tentativo d’invasione finché il Forte Sant’Elmo riuscisse a resistere.
Negli archivi dell’Ordine non risultano avvenimenti tanto eroici quanto la difesa di questo piccolo Forte Sant’Elmo, né tanto tragici quanto la sua caduta. La lingua di terra sulla quale è stata costruita è così stretta da poter accogliere soltanto 400 uomini.
Gli ottomani cominciarono a piazzare le loro batterie contro il Borgo e la vicina Sengle che stava protetta dal Forte San Michele. Nel frattempo quattro galee spagnole riuscirono a superare il blocco durante una fitta nebbia. Portarono con loro 80 Cavalieri e 650 soldati guidati dal colonnello Melchiorre de Robles, un famoso ufficiale spagnolo. Questi rinforzi sono ricordati nella storia come “Il piccolo soccorso” ma che misero il cuore nella difesa.
Per tutto il mese di luglio gli ottomani indirizzarono i loro principali bombardamenti e attacchi contro Sengle e il Forte San Michele. Molto incoraggiati dal Gran Maestro Giovanni de La Valette, e l’ammiraglio della flotta, fra Pietro del Ponte, tutti gli attacchi furono respinti con un costo pesante su entrambi gli schieramenti. In quei giorni, arrivò la notizia che si stava riunendo una forza di soccorso in Sicilia e sarebbe presto in condizioni di salpare. Gli ottomani si resero conto che il tempo giocava contro di loro. Di conseguenza, decisero di raddoppiare i loro sforzi.
Nel mese di agosto gli ottomani fecero esplodere una mina sotto il bastione di Castiglia, una parte delle fortificazioni del Borgo, e stavano entrando in gran numero attraverso la breccia. Il Gran Maestro Giovanni de La Valette, senza neanche aspettare di mettere su la sua corazza, portò i Cavalieri della sua casata in un furibondo contrattacco e riuscendo a respingere il nemico. Prima della fine di agosto la guarnigione era diventata così debole che La Valette dovete ordinare anche i feriti ricoverati in ospedale che potevano reggersi in piedi ad andare a difendere il muro.
Nel mese di settembre, grazie all’inesorabile determinazione di questo grande guerriero, il morale ottomano iniziò a crollare. Il 7 settembre, quando la guarnigione era tutt’altro che esaurita, arrivò il soccorso. Il Viceré di Sicilia entrò in Malta con 8.500 uomini, e il giorno dopo gli ottomani, in fretta, imbarcarono le loro armi e provviste. Fecero un debole tentativo di attaccare la forza di soccorso, ma ormai erano completamente scoraggiati e fuggirono alle navi. Il 13 settembre, la flotta ottomana fu sconfitta.
Gli ottomani persero in questo assedio circa mille uomini; l’Ordine, 217 cavalieri e circa 9.000 uomini. Gli italiani erano la parte dominante dei difensori e le loro perdite furono considerevoli. L’ultimo assedio finì con la vittoria e, da quel giorno, il Borgo ricevette il glorioso nome di “La Vittoriosa”.
La respinta dei turchi ottomani fu seguita da un lungo periodo di crescente ricchezza e splendore a Malta. Il Gran Maestro de La Valette ordinò la refortificazione di Sant’Elmo e come ricordo di questo evento straordinario, che perdurasse nel tempo, fu costruita una nuova città sul promontorio del Monte Sceberras. Fu chiamata “La Valletta”, dal nome del suo illustre fondatore. I Re di Francia e Spagna, insieme ad altri governanti cristiani, contribuirono a questa impresa. Inoltre, molte commende dell’Ordine inviarono tutti i loro guadagni. Inizialmente non si avvertì che la minaccia degli ottomani fosse cessata per sempre, e quindi, le fortificazioni su larga scala fu la loro principale preoccupazione.
La maggior parte della flotta ottomana era scappata, ma la sua contundente potenza non fu distrutta definitivamente fino a la Battaglia Navale di Lepanto nel 1571. A Lepanto (oggi Corinto) le flotte combinate di Spagna, la Repubblica di Venezia, Genova e altri contingenti cristiani, tra cui l’Ordine di San Giovanni, sconfissero definitivamente la potente armata dei turchi ottomani.
Fu durante il primo anno del Gran Magistero di Fra Giovanni l’Eveque de la Cassiere (1572-1581) che l’autore Francesco Bonazzi, e il barone Antonio Manno ci presentarono il nome del secondo membro della famiglia Petrucci che entrò nei ranghi dell’Ordine nel XVIº secolo. Il suo nome è Fra Annibale (21 maggio 1572). Questo illustre Gran Maestro stabilì anche l’Eredità Dinastica del Priorato Ospedaliero dell’Ordine nella persona di Fra Afranio, il terzo Petrucci ad apparire nella storia degli Ospedalieri nel XVI° secolo. Questo documento fu più tardi confermato e riconosciuto da un decreto di Eugenio Napoleone, Viceré d’Italia, il 1° giugno 1810, seguito da un decreto di Francesco I, Re delle Due Sicilie, il 5 giugno 1825. Più tardi, fu emessa una bolla papale di Sua Santità Pio IX, datata 24 maggio 1862. In seguito, Il Santo Padre Leone XIIIº, rilasciò tre bolle papali datate: 25 dicembre 1879, 4 Gennaio 1893, e 2 gennaio 1896.
Dopo il famoso e fallito assedio del 1565 da parte dei turchi ottomani, i Cavalieri fortificarono La Valletta così solidamente che divenne una delle più grandi fortezze del Mediterraneo. Costruirono enormi muri tutto intorno alla città. Queste mura erano così forti che misuravano circa 150 piedi dalla loro fondazione fino al parapetto, e i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale non riuscirono a fare nemmeno una piccola ammaccatura su di esse.
Qualche cenno lo meritano i notevoli edifici di questa città nuova, La Valletta. Purtroppo, Giovanni de La Valette non vide mai il bel palazzo del Gran Maestro, né vide le fondamenta della città che si stava edificando. Morì appena pochi anni dopo l’assedio. Si costruirono nuove “Locande”, alcune di grande bellezza, in diverse sezioni della città. I Cavalieri già non vissero in una strada solamente, o un ghetto, come successe a Rodi. Molte delle “Locande” si finirono di costruire prima dell’anno 1600 e alcune di esse furono più tardi ristrutturate ed ampliate. La maggior parte delle locande riuscirono ad evitare gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, la Locanda di Francia fu distrutta e, forse la più bella di tutte, la Locanda di Castiglia, fu sventrata dalle bombe.
Fortunatamente la splendida facciata della Locanda di Castiglia rimasse illesa e il suo interno fu abilmente restaurato. La grande Chiesa nuova del Convento, dedicata a San Giovanni, s’iniziò a costruire otto anni dopo l’assedio dal Gran Maestro Giovanni l’Eveque de la Cassiere. Sul suo pavimento, circa 400 lastre di marmo commemorative raccontano le gesta realizzate dai Cavalieri durante più di due secoli. Ognuna delle cappelle disposte su entrambi i lati della grande nuova Chiesa del Convento fu assegnata a una lingua. Ogni lingua ha gareggiato con le altre a decorare la propria cappella con i migliori dipinti e sculture, intagli dorati e quant’altro per abbellirla.
In conformità con le tradizioni dell’Ordine il più grandioso di tutti i nuovi edifici fu l’Ospedale, ufficialmente nominato “Sacra Infermeria”. Fu costruita per la maggior parte dal Gran Maestro La Cassiere e più tardi ampliata. L’Ospedale era dotato da regolare personale medico, chirurgico e infermieristico. Poteva accogliere fino a 400 pazienti. Fu segnalato come uno degli ospedali più famosi d’Europa nel XVII° secolo. Molti malati che non avevano alcuna relazione con l’Ordine chiedevano l’ammissione ed erano curati lì. Anche questo edificio subì danni durante la Seconda Guerra Mondiale.
La città di La Valletta si distingue per la sua bella e decorosa pianificazione. Le sue strade sono disposte formando un disegno a quadri e gli edifici sono sufficientemente variati per evitare la monotonia. Una caratteristica importante della città è il suo colore. I grandi edifici e le fortificazioni sono costruiti quasi interamente con il calcare locale di color miele. Alla luce del sole la città sembra vestita di un bagliore dorato. Un bel contrasto con le profonde acque azzurre del Mar Mediterraneo.
Nel XVIIº secolo i due storici sopra citati, il Barone Manno e Francesco Bonazzi, presentarono ai loro lettori sette membri della Casa Principesca Petrucci di Siena. Il primo ad entrare negli Annali degli Ospedalieri, fu Fra Scipione il 19 luglio 1600, durante il Gran Magistero di Martino de Garzes (1595-1601). Sotto l’illustre Gran Maestro de Wignacourt (1601-1622) il secondo nome fu Fra Tommaso Petrucci di Siena nominato Cavaliere il 30 marzo 1602, l’anno della spedizione condotta con successo al Barbary Coast. Il terzo Petrucci fu Fra Marco Antonio, nominato Cavaliere il 4 Febbraio 1605. Parteciparono nei ranghi dell’Ordine agli eventi per i quali il Gran Maestro de Wignacourt è riconosciuto con fama e onore.
Fra Giovanni Battista è il quarto nome ad entrare negli Archivi dei Cavalieri Ospedalieri. Fu nominato Cavaliere il 27 gennaio 1643, durante il Gran Magistero di Fra Giovanni de Lascaris Castellar (1636-1657) appena due anni prima che la famosa guerra di Candia, combattuta dai Veneziani, fosse iniziata. Una guerra che durerà circa 24 anni, dal 1645 al 1669. A quel tempo, i Cavalieri stavano aiutando la Repubblica di Venezia contro l’Impero Ottomano.
I Cavalieri che durante la prima metà del XVIII° secolo avevano fatto per lo più spedizioni autonome, si trovavano ora fianco a fianco con i veneziani, i soldati del Papa (la Marina Pontificia), ed i toscani (i Cavalieri del Ordine di S. Stefano). Cooperando a Candia c’erano anche le galee siciliane e le truppe francesi. L’unione di tutte queste flotte, alleate alla Repubblica di Venezia, fu chiamata “Lo Squadrone degli Ausiliari”. che partecipavano ad azioni di guerra tanto a terra come in mare.
Il quinto della lista ad entrare nell’Ordine fu Fra Nicolò Petrucci di cui l’autore Bonazzi racconta di essere stato due volte gravemente ferito combattendo contro gli ottomani durante la lunga guerra di Candia. Fra Nicolò Petrucci di Siena fu nominato Cavaliere il 31 maggio 1667. A Fra Nicolò Petrucci seguì Fra Ascanio il 12 ottobre 1678. L’ultimo membro di questa Casa Principesca, il settimo, ad unirsi ai ranghi degli Ospedalieri nel XVII° secolo fu Fra Afranio. Ricevette la sua promozione a Cavaliere il 25 luglio 1699.
Nel XVIII° secolo un altro membro di questa Serena Famiglia appare negli Annali dell’Ordine di San Giovanni. Il suo nome è Fra Annibale Petrucci di Siena. Fu nominato Cavaliere il 13 giugno 1712 dal Gran Maestro Aragonese Fra Raimondo Perellos (1697-1720). Con l’inizio del XVIII° secolo ci si rese conto che le vecchie galee dell’Ordine non erano più adatte per la guerra. Furono superati da una nuova generazione di navi da guerra a vela costruiti in modo da poter portare un’artiglieria più potente. Il Gran Maestro Perellos figura anche nella storia per aver attrezzato la prima nuova flotta di navi da guerra per l’Ordine.
Per quasi due secoli e mezzo dopo l’assedio l’Ordine governò in Malta. Durante questo periodo di tempo il suo servizio ai malati fu mantenuta sempre ai massimi livelli noti alla scienza medica in quei giorni. Per molti decenni la flotta dell’Ordine continuo a rendere un prezioso servizio nel Mar Mediterraneo per proteggere il commercio contro i pirati. Inoltre, in numerose occasioni l’Ordine dovete inviare le sue navi da guerra per aiutare i veneziani e le altre potenze cristiane contro gli ottomani.
Nel XVIII° secolo divenne sempre più chiaro che l’Ordine aveva davvero esaurito il suo scopo. Qualsiasi minaccia grave da parte dei turchi ottomani era cessata da oltre un secolo prima. Per il momento, ai Cavalieri fu permesso di mantenere le loro numerose proprietà in Europa in riconoscimento delle loro grandi servizi resi in passato. Tuttavia, la loro ricchezza e oziosità, non erano destinati a durare molto più a lungo.
Nel 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese . Era poco probabile che la Repubblica costituita dai rivoluzionari consentisse ad un aristocratico corpo come l’Ordine di San Giovanni portare via grandi rendite dalla Francia. Pertanto, con una serie di decreti promulgati tra l’inizio del mese di agosto 1789 e il 19 settembre 1792, le lingue francese di Provenza, Alvernia e la Francia furono sciolte e tutte le loro proprietà confiscate.
Il 7 giugno 1798, la flotta francese diretta a conquistare l’Egitto ancorò al largo di Malta, e Napoleone chiese la resa immediata dell’isola. Il Gran Maestro a quel tempo era il tedesco Ferdinand von Fra Hompesch (1797-1799). Temendo di non poter più contare sulla lealtà delle sue forze maltese, e sapendo che tra i Cavalieri francesi c’erano alcuni membri della “quinta colonna” , non tentò di opporre nessuna resistenza seria, e capitolò docilmente tre giorni dopo. Il Gran Maestro von Hompesch abbandonò Malta il 18 giugno 1798.
Napoleone portò via la maggior parte del tesoro dell’Ordine nella sua nave ammiraglia “L’Oriente”, che fu affondata poco dopo dall’Ammiraglio britannico Orazio Nelson nella Battaglia del Nilo (1-2 agosto 1798). Molti dei Cavalieri abbandonarono i loro voti e tornarono nei loro paesi. Una parte rimanente si rifugiò in Russia, dove per alcuni anni l’Ordine fu preso sotto la protezione degli zar. Paolo I, Imperatore di Russia, fu eletto Gran Maestro dell’Ordine il 27 ottobre 1798. Alla morte dello Zar Paolo I, il suo successore lo Zar Alessandro I indossò l’insigne di Gran Maestro dell’Ordine di San Giovanni solo per assicurare la sua protezione.
Questa fu la triste fine dei grandi giorni di ricchezza e splendore di Malta, ma l’Ordine continuò a vivere.
Come prima, in tempo di difficoltà, gli Ospedalieri ricordarono il loro antico ruolo – una vera carità – il fondamento principale e solido di tutte le virtù.
Quasi dalla sua nascita l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme divenne oggetto di politica internazionale, e molte volte l’Ordine stesso ebbe una grande influenza nella politica internazionale. Ma dopo la perdita di Malta le guide dell’Ordine cercarono di evitare, per quanto possibile, di immischiarsi negli affari politici, al fine di salvaguardare la propria perpetuità.
Un tempo di rivolta internazionale stava coprendo rapidamente vari paesi con la sua ombra tumultuosa, e poco prima dell’alba del XX° secolo si cominciò a percepire una sensazione di eventi tristi a venire. In Germania scoppiò il socialismo estremo, mentre in Austria si manifestarono diverse esigenze di autonomia provinciale. Peggio di tutto fu la rivoluzione russa del 1905, che fu certamente la prima scintilla dell’olocausto che stava per venire.
Quando la necessità della loro spada venne meno gli Ospedalieri, ancora una volta, si dedicarono pienamente alla propria attività ospedaliera. Attività che non avevano mai abbandonato.
Nel dicembre del 1917, il barone Antonio Manna scrisse: …”… Vorrei esprimere i miei più calorosi ringraziamenti alla memoria del compianto Dott. Goffredo di Crollalanza (1855-1905), (figlio del fondatore della Accademia Italiana degli Araldi e autore della Enciclopedia Araldico-Cavalleresca) che ci ha lasciato più di dieci anni fa, e al quale si deve la maggior parte del merito della precisione di questo studio .”…
…”… Desidero anche ringraziare la Corte per questo segno di deferenza, totalmente immeritata, riguardo le mie conoscenze, nominandomi suo esperto ufficiale per illustrare lo splendore di questa famiglia. “…
…”… Il giudice, quindi, non deve ignorare il fatto che, per volontà imperiale, gli antenati degli attuali Petrucci, ossia le persone di Basilio e Vincenzo furono riconosciuti legittimi discendenti del barone Fabio, Signore  Magnifico di Siena. Pertanto, considerando che in questo caso abbiamo a che fare con il riconoscimento confermato a cittadini italiani prima dell’Unità d’Italia, da parte dell’autorità dello Statuto, sono riconosciuti come tali anche nel Regno d’Italia.”…
…”… Di conseguenza, non è importante che Sua Maestà il Re d’Italia non abbia mai fatto nuove conferme di quei decreti, poiché il loro riconoscimento era già implicito nel suddetto articolo dello Statuto .”…
…”… In ogni caso e oltre alla considerazione che faremo al momento giusto, in riferimento alla autenticità della documentazione presentata e come ulteriore prova di ciò che abbiamo affermato, Sua Maestà il Re non ha mai concesso nessun titolo sulla sovranità dei Petrucci. Questo non è da imputare alla tradizione repubblicana, come qualcuno potrebbe pensare, dal momento che la tradizione si concluse all’epoca del Granducato di Toscana. Con il riconoscimento implicito nello Statuto promulgato da Re Carlo Alberto, Sua Maestà aveva riconosciuto che tale facoltà apparteneva ai Petrucci.”…
…”… I Petrucci sono una delle famiglie più illustri, come lo dimostra la fama di Pandolfo il Magnifico, Signore di Siena, (1450-1512), che lo elevò al rango di Famiglia Sovrana. Fin dalla sua origine la famiglia figurava tra i nobili di primo rango e gli illustri Membri dell’Ordine del Tempio, l’Ordine di Santa Maria dei Gaudenti, l’Ordine di San Michele di Francia e, in particolare, di Rodi. “…
…”… Il primo documento riguardo questa Famiglia Sovrana si trova negli “Archivi dello Stato Italiano di Milano” (B. Tristano Calchi u “Historie patriae” – Libro VIII XXXIV – 1159) in cui si menziona il Console milanese Petruccius. Tra i suoi discendenti ci sono Cambio, membro del “Consiglio della Campana e dei Nove”. Petruccio di Cambio fu uno degli “Eccelsi” nel 1240, membro del “Consiglio Generale” nel 1260, e ambasciatore di Siena presso gli esuli politici residenti a San Quirico nel 1262″. “…
…”… Tre membri di questa famiglia furono beatificati: Il Beato Giovanni Battista Petrucci, bruciato vivo dagli eretici nel monastero del suo Ordine a Praga (Cecoslovacchia) nel 1420 A.D. Il francescano Beato Giacomo, vescovo di Sessa, e la domenicana Beata Agnese.”…
…”… La storia registra anche molti vescovi e cardinali: Angelo di Achille, vescovo di Bertinoro. Rinaldo, Vescovo di Forlì, ambasciatore nel 1516 prima preso l’imperatore e poi preso Sua Santità il Papa Clemente VII. Pietro, vescovo di Bertinoro nel 1520. Alessandro, che fu Arcivescovo di Siena nel 1574 e che si ritiene sia morto nel 1628, Pier Matteo, elevato alla porpora da Papa Innocenzo XI, e iscritto nella nobiltà senese nell’anno 1688. Federico di Alessandro, Vescovo di Gallipoli nel 1613, fu anche Uditore della Sacra Romana Rota. Jacopo, vescovo di Aleria. Lattazio, Vescovo di Soana nel 1516. Achille, vescovo di Bertinoro e Forlimpopoli. Alfonso, vescovo di Grosseto, fu elevato alla porpora da Papa Giulio II nel 1511 con il titolo di San Teodoro. Morì durante il pontificato di Leone X, che diede l’ordine di strangolarlo nel 1517 .”…
Papa Leone X, Giovanni de Medici, fu eletto dai cardinali più giovani del Sacro Collegio, e questi fecero tante domande su di lui che non poté soddisfarle tutte. Uno dei dignitari contrari fu il cardinale Petrucci, che prima fu un sostenitore e poi un antagonista di Papa Leone X. Ingannato, il cardinale fu accusato di cospirazione e ucciso in carcere.
La lista del Barone Antonio Manno continua con:. …”… Raffaello, vescovo di Grosseto, fu fatto cardinale da Papa Leone X il 26 giugno 1517, con il titolo di Santa Susanna. Nel 1516, il Cardinale Raffaello succedette a Borghese, figlio primogenito di Pandolfo, nel trono. La famiglia mantenne il controllo dello Stato di Siena fino al 1622. Al cardinale Raffaello successe il nipote Francesco, che fu più tardi espulso dal “Consiglio dei Nove”. Fabio, il terzogenito figlio di Pandolfo il Magnifico poté allora riconquistare il trono con il consenso di Papa Clemente. Nell’anno 1497 un altro cardinale Raffaello appare nella Storia dei Petrucci. Fu nominato da Papa Alessandro VI.”…
…”… Decorato con i più alti Ordini Militari sono: Nell’anno 1290, Fra Mario Petrucci con l’Ordine Supremo del Cristo ~ Fra Lelio Petrucci, Nobile di Primo Rango nell’Ordine di S. Maria dei Gaudenti nel anno 1230, e Giovanni Petrucci ricevette l’Ordine Militare di San Michele di Francia. “…
…”…L’Ordine di S. Stefano di Toscana, lungo i secoli, registra una lunga lista di membri di questa Molto Serena Casa. Tra i quali: Andreonio, che è stato Relatore alla Corte del Re d’Aragona e a quella del Re Enrico IV. Achille Petrucci, nominato cavaliere dal Duca di Calabria nel 1480, è stato Ambasciatore presso il Papa Sisto IV, il Papa Alessandro VI e il Re di Napoli. Alessandro, Podestà di Lucca, fu aggregato a quella nobiltà. Borghese, figlio di Pandolfo, succedette a suo padre sul trono, ma dopo quattro anni di regnato, nel 1516 fu espulso con il fratello Fabio e dichiarato ribelle. Durante la sua Signoria fu nominato Barone dal Re di Napoli. Fabrizio (1522), fu uno degli eletti per la riforma del nuovo reggimento dopo la respinta degli spagnoli. Giovanni Maria (1563) Ambasciatore del Granduca di Toscana presso il Re di Francia. Pompilio, nominato cavaliere il 17 luglio 1571; Pandolfo il 20 aprile 1572, e Cosimo il 14 Aprile 1573. Il 28 ottobre 1608, Giovanni Maria figlio di Cosimo Petrucci. I successori sono: Quintilio il 3 luglio 1620, e tre anni dopo Tommaso. Lorenzo (1630), fu inviato ambasciatore a Roma. Zoroastro, Uditore della Sacra Rota Genoese. Giulio, nominato cavaliere il 19 maggio 1632, e Cosimo sei anni più tardi nel 1638. Mario, Capitano di Fanteria. Girolamo, Giulio, Ippolito e Niccolò Capitani del Gran Duca di Toscana Cosimo I de ‘Medici (1519-1574). Lorenzo, Capitano di Fanteria fu più tardi nominato Governatore di Presburgo. Durante gli anni di Candia furono nominati cavalieri: Francesco, nell’anno 1655, Benedetto nel 1659, Francesco Maria nel 1668 e Agostino nell’anno successivo 1669. Nell’ultimo quarto del XVIIº secolo furono nominati cavalieri: Bernardino nel 1678, Giovanni Antonio nel 1682, Ascanio e Scipione nel 1692 e Armenio nel 1697. Questi furono succeduti nel XVIII° secolo da: Giovanni Maria nel 1705, Pandolfo nel 1715, Cosimo nel 1716, Scipione e Giovanni Maria nel luglio 1765.”…
Il Barone Manno poi continua: …”… Di massima importanza, dunque, per la giustizia, è il riconoscimento del legittimo discendente fatta dai Sovrani sopra menzionati, vale a dire S.I. e R.M.  Francesco I d’Austria (Decreto di nomina a Duca dell’Impero), S.I. e R.M. Leopoldo II e S.M. Francesco II (decreto estensibile al territorio del Regno d’Italia). Quindi, è giustificabile seguire la genealogia presentata dalla Serenissima Casa Petrucci anche se non confermata da tutti i certificati di nascita, uno per uno. Si deve considerare legittimata, senza alcun dubbio, per decreto imperiale.”…
Presenterò ora, qui, il lignaggio maschile della primogenitura dei Petrucci: Petruccio, Cambio, Lelio, Mario, Antonio, (Francesco), Antonio (Signore di Perignano), Jacomo, Bartolo, Pandolfo (Il Signore Magnifico di Siena), Cesare Federico ,  (Latanzio), Giovanni Maria, Annibale, Afranio, Tommaso, Giulio, Cosimo, Francesco, Bernardino, Domenico, Giovanni , Basilio, Marco Gregorio Principe Senese (Lettere di C. Emmanuel de Rohan – Polduc e la sua
Opera , Basilio (Principe patrizio di Siena, Vincenzo, Evaristo.”… I successori sono: Vittorio, Luciano ,Gino Maurizio e Arnaldo Leopoldo.
Il Barone Antonio Manna continua: …”… La sovrana risoluzione del 17 giugno 1819, di S.I. e Reale Maestà Cattolica fu nel 18 febbraio 1822 reso ancora più ampia e riconfermata una volta Sua Maestà Francesco I, Imperatore d’Austria, nel suo decreto che riconosceva la famiglia come famiglia già una famiglia principesca  nella storia, promosse i Petrucci a Sovrani con il diritto di trasmettere il titolo di duca ai loro eredi  (discendenti) in perpetuità. Egli concesse inoltre il privilegio di portare la Cota di Armi dei Petrucci d’armi con l’aquila imperiale, come  segno tangibile della sua benevolenza verso questa famiglia. Francesco I, Inoltre, riconobbe ai Petrucci il diritto di concedere titoli nobiliari nei loro antichi territori.”…
Nel decreto del Re Francesco II, Regno delle Due Sicilie, si dichiara: …”… – Articolo I: Riconosciamo al nostro più fedele soggetto Dottor Vincenzo Petrucci, legittimo discendente da una famiglia già sovrana, la sua qualità nativa di Principe. – Articolo II: A questa qualità si associa l’autorità di conferire i seguenti titoli di nobiltà: duca, marchese, conte, barone, cavaliere ereditario, nobile e, inoltre, quello di patrocinare ordini equestri di cavalleria. Articolo III:. Oltre al titolo di Sua Altezza Serenissima, che è implicito nella sua qualità, sono di sua appartenenza tutti gli altri titoli ereditari già concessi ai suoi antenati nelle persone di Pandolfo, Borghese e Fabio per Siena; Achille per Roma, e Antonio per Napoli.”…
Nella sua Bolla Papale, datata 25 dicembre, 1879, il Santo Padre Leone XIII (1878-1903), nominò, citandolo direttamente:. …”….  Sua Altezza Serenissima il Principe Vincenzo Petrucci Gran Maestro Dinastico con il diritto di creare, per se stesso e i suoi discendenti, un Ordine dei Cavalieri Ospedalieri di Malta per i non membri della nobiltà. Il Pontefice identificò l’Ordine con le iniziali “O.S.J.” Cavalieri di Malta O.S.J.”…
Sua Santità Leone XIII riconfermò il suo riconoscimento precedente il 4 gennaio 1893. Dopo la consueta apertura formale della Bolla Papale, si legge: …”… Siamo lieti di concedere il nostro riconoscimento confermando i privilegi, le prerogative e gli onori al Sovrano Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme, da cui ha origine la Comunità dei Cavalieri di Malta O.S.J.,  già riconosciuti e confermati dai nostri predecessori. Siamo lieti di concedere la Benedizione Papale alla Bandiera, ai Delegati Diplomatici e a tutti i Cavalieri e le loro famiglie.”…
Con la Bolla Papale datata 2 gennaio 1896, il Santo Padre Leone XII, reiterò i due documenti di cui sopra.
Dopo la morte di S.A.S. il Principe Basilio, suo figlio il Principe Arnaldo Leopoldo Petrucci di Vacone e di Siena il 30 novembre 1977 accettò il Gran Magistero e il 19 dicembre 1977, a New York, giurò fedeltà all’Ordine, la Costituzione e la sua Bandiera.
I Cavalieri di Malta, e la loro Croce di Malta, hanno nove secoli di storia e sono arrivati a diventare il più onorato simbolo di ideali, coraggio e fede per l’umanità.
Oggi la Croce di Malta è concessa in premio alle persone più eminenti nel campo della religione, l’arte, la scienza, la letteratura, il governo, la filantropia, il commercio, l’eroismo, e il servizio all’umanità. Durante i secoli passati questa Croce fu indossata dai membri della nobiltà, ma oggi onora anche l’uomo o la donna comune che svolge compiti non comuni. Inoltre, la Croce è conferita a persone che si dedicano al miglioramento delle relazioni nazionali e internazionali.
Le attività, il funzionamento, e i vari programmi dell’Ordine sono finanziati come segue: le donazioni volontarie, i contributi annuali, e gli affari fati fruttare dalle sue fondazioni.
Quasi dalla sua nascita l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme divenne oggetto di politica internazionale, e molte volte l’Ordine stesso ebbe una grande influenza nella politica internazionale. Ma dopo la perdita di Malta le guide dell’Ordine hanno cercato di evitare, per quanto possibile, di immischiarsi negli affari politici, al fine di salvaguardare la propria perpetuità..
Un tempo di rivolta internazionale stava coprendo rapidamente vari paesi con la sua ombra tumultuosa, e poco prima dell’alba del XX° secolo si cominciò a percepire una sensazione di eventi tristi a venire. In Germania scoppiò il socialismo estremo, mentre in Austria si manifestarono diverse esigenze di autonomia provinciale. Peggio di tutto è stata la rivoluzione russa del 1905, che fu certamente la prima scintilla di un olocausto che stava per venire.
La grande guida dell’Ordine pensò di stabilirsi lontano dai Paesi europei agitati, nella sicurezza dell’Occidente e nel nuovo mondo della democrazia e della libertà per tutti: negli Stati Uniti d’America.
26 Giugno 2017, morte per cause naturali, nel kentucky, del Gran Maestro Principe Arnaldo Leopoldo di Vacone e di Siena. Gli succede quale successore il Principe Gino Petrucci di Vacone e di Siena nel rispetto della volontà paterna infatti il 28 ottobre 1975 Con decreto, motu proprio, S.H.S. il Principe Basilio designa quale suo erede successore nella carica di Gran Maestro dell’Ordine il proprio figlio Gino Petrucci Principe di Vacone e di Siena. Questa volontà non potè essere eseguita in quanto il documento contenente tale disposizione fu reso noto solo con la morte della matrigna Sidoni Francesca che aveva custodito il documento nell’archivio di famiglia fino alla sua morte avvenuta nel 2010 e per tacito consenso tra fratelli non fu reso noto. Con il decesso del fratello furono azzerate tutte le cariche. In data 30 giugno 2018 dopo un anno di lutto con solenne cerimonia si è insediato il Principe Gino Petrucci di Vacone e di Siena, nominando i componenti del nuovo governo e trasferendo provvisoriamente la sede a Sora (FR).