L’università dei mestieri
Si nota che, negli ultimi anni molti ragazzi abbandono lo studio dopo la terza
media, altri prima del diploma o durante il cammino universitario a causa della continua evoluzioni delle esigenze del sistema sociale, culturale e lavorativo. Questo anche perché allo stato attuale, la laurea classica non garantisce più un futuro sicuro, ma sta pian piano perdendo il suo valore contrattuale, diventando un titolo con poche speranze di affermazione professionale e lavorative. 73 milioni di giovani disoccupati previsti quest’anno, in leggero calo rispetto al 2021 ma comunque sei milioni in più rispetto ai numeri del 2019. Non si riduce il divario donne-uomini. Il tasso di chi non lavora né studia né si forma sale al 23,3%. La ripresa dell’occupazione giovanile è ancora in ritardo, secondo un nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), che conferma che la pandemia ha danneggiato i giovani più di qualsiasi altra fascia di età. I giovani tra i 15 e i 24 anni, infatti, hanno subito una perdita di posti di lavoro molto maggiore rispetto agli adulti.
Le giovani donne stanno peggio dei giovani uomini, esibendo un rapporto
occupazione-popolazione molto più basso. Nel 2022 si prevede che il 27,4%
delle giovani donne a livello globale avrà un lavoro, rispetto al 40,3% dei giovani uomini.
Lo studio dell’Organizzazione mondiale del lavoro sottolinea anche alcune
opportunità: un numero crescente di paesi sviluppati e in via di sviluppo sta
riesaminando i modelli di crescita per passare a modelli economici “verdi” e
“blu” e secondo il rapporto, l’attuazione congiunta di misure ambientali, digitali e sanitarie nell’ambito di un’ampia campagna di investimenti aumenterebbe il prodotto interno lordo globale del 4,2% e creerebbe 139 milioni di posti di lavoro aggiuntivi in tutto il mondo, di cui 32 milioni per i giovani le persone. Per l’ILO, il passaggio dagli aiuti di emergenza al sostegno alla ripresa può gettare le basi per un’economia più sostenibile, inclusiva e resiliente. In questo contesto, le lacune nella protezione dei giovani devono essere corrette ponendo i problemi legati alla disoccupazione, all’inattività e alla precarietà dei giovani al centro delle politiche di ripresa economica.